La nuova era di EuroLeague: una ventata di cambiamento sul basket europeo

27 October 2016
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A partire dalla stagione sportiva in corso, EuroLeague, la massima competizione europea di basket per club, vede una riforma radicale nella propria struttura. Prima di entrare nel dettaglio, bisogna partire da lontano: che organizzazione è EuroLeague?

Sedici anni di incessante crescita

Con sede a Barcellona, EuroLeague è un’organizzazione che nasce nel 2000 quando alcuni club europei, scontenti delle competizioni di matrice FIBA (la federazione internazionale di basket) e ULEB (l’unione delle leghe europee di pallacanestro). La peculiarità del modello di business è che sono gli stessi club a detenere le quote di questo nuovo soggetto economico, il che spiega al meglio come siano le singole squadre ad essere maggiormente coinvolte e ascoltate nel processo decisionale riguardo questa nuova lega. Il percorso di EuroLeague nei suoi primi sedici anni è stato a dir poco esaltante, e si è affermata non solo come la più prestigiosa competizione europea, ma anche come una lega a respiro globale, capace di attirare le attenzioni di tutto il mondo di appassionati e addetti ai lavori di questo sport. Per contestualizzare, vi offriamo qualche numero di crescita dal 2000-2001 all’edizione del 2014-2015: da 360 ore di broadcasting a 22.000, da 7.3 milioni di contatti digital a 50.7 milioni, da 3.565 spettatori medi per partita a 8.351, e ancora un +25% di ricavi nella manifestazione conclusiva del torneo, la cosiddetta Final Four.

In questo periodo è aumentato a dismisura anche il numero di aziende partner della competizione: in principio c’era solo Molten, oggi ci sono una molteplicità di sponsor di portata internazionale come Turkish Airlines (title sponsor dal 2010 al 2020), Efes, adidas, Bwin e altri ancora, portando un aumento di ricavi commerciali del 1750%. Questo ha anche portato ad un cambiamento nella conformazione delle fonti di ricavo, che vedeva i diritti TV pesare per il 95% nella prima edizione, mentre ora Broadcasting e digital pesano per il 60%, advertising e sponsorship per il 30% e altri ricavi per il restante 10%.

Il nuovo format e la guerra con FIBA

Il 10 novembre 2015 esce la notizia che EuroLeague, alla presenza dei delegati degli 11 club in possesso di Licenza A (triennale) per le competizioni di EuroLeague, ha stretto una decennale partnership con IMG per 360 milioni complessivi, con un’opzione sui dieci anni successivi, che vedrà l’advisor occuparsi a livello globale della vendita dei diritti media e di marketing. Nell’annunciare questo accordo, EuroLeague ha definito la nuova struttura delle proprie competizioni (organizza anche l’EuroCup, il secondo torneo continentale): si è passati ad un concetto di Superlega chiusa, sul modello di quello che i club di calcio stanno chiedendo da tempo. Infatti, per EuroLeague si è passati da 24 a 16 squadre, con 11 delle stesse che restano fisse (con licenza A), il campione di Eurocup, tre vincitrici di campionati nazionali e la vincitrice di un girone preliminare a otto squadre. Queste squadre si sfidano in un girone unico con andata e ritorno, seguito dai playoffs e dalla consueta Final Four.

Da qui è partita una battaglia – non ancora terminata – tra EuroLeague e FIBA, con quest’ultima decisa a riprendersi potere sul basket europeo tramite una nuova competizione, la European Champions League. Si sono succeduti negli scorsi mesi una serie di comunicatiproibizioni e discussioni che avevano molto poco a che fare con il campo: si tratta di dinamiche politiche che hanno riguardato discorsi più ampi, tra cui anche l’assegnazione dei Giochi Olimpici (non a caso le federazioni di Italia e Francia sono le due uniche big europee ad avere accettato di schierarsi con le competizioni FIBA).

Una lega con obiettivi ambiziosi

Come detto, i passi avanti di EuroLeague sono stati impressionanti, ma l’idea del management è quella di continuare sulla via dell’innovazione. Sul lato digital ad esempio EuroLeague ha pochissimo da invidiare alle altre grandi leghe sportive europee, dal momento che propone rubriche spettacolari e contenuti sempre nuovi, contribuendo a creare intorno alle squadre ed ai giocatori un interesse sempre maggiore.

L’intento di dare una brand image molto forte e riconoscibile si tramuta anche nella splendida attivazione che vede da quest’anno un pattern unico per i parquet di tutte e 16 le squadre coinvolte nella massima competizione, il che garantisce un colpo d’occhio molto spettacolare.

Dal 2007 è stato portato avanti un discorso di crescita nel mercato cinese, che nel corso del tempo è diventato sempre più coinvolto nelle iniziative di EuroLeague: durante questa pre-season si è svolto “Euroleague Basketball China Tour”, che ha visto i campioni in carica del CSKA Mosca affrontare in due amichevoli i Sichuan Blue Whales e i Guangdong Tigers. Insieme alle partite sono stati organizzati eventi promozionali e clinic con allenatori importanti come Xavi Pascual (coach del Panathinaikos), Luca Banchi (ex coach dell’EA7 Milano) e Lionel Hollins (ex coach NBA). Le dimensioni economiche della Champions League, e il modesto livello del torneo rispetto a quelli di matrice EuroLeague, fanno pensare che l’egemonia di quest’ultima sarà difficile da attaccare nei prossimi anni, specie con i grandi progetti di ammodernamento che stanno entusiasmando gli appassionati di basket di tutto il mondo.

La devotion che i tifosi provano è più forte di sempre.