La NFL sposta le proprie dirette streaming su Amazon Prime

10 April 2017
opengraph

La partnership tra Twitter e la NFL è stata al centro delle discussioni sul mondo dei diritti di broadcasting nello sport, poiché ha garantito la definizione di un’esperienza di consumo dell’evento del tutto diversa dalla tradizionale.
L’accordo per i diritti del Thursday Night della massima lega di football americano era il perno di una strategia molto ampia di Twitter, volta a diventare il riferimento nel mondo del video streaming per aiutare il social network ad attrarre nuovi investimenti in advertising ed a rassicurare i propri finanziatori, sfiduciati dalla difficoltà di generare profitto. Il circuito PGA di golf, la NBA, la MLB, organizzazioni di esports (questo lo spelling ufficiale, come stabilito pochi giorni fa da Associated Press), sono alcune tra le realtà ad avere portato i propri eventi sulla timeline di Twitter. Sono più di 40 in tutto gli accordi di live streaming chiusi dal social network, e nel solo primo trimestre del 2017 sono state più di 800 le ore di contenuti live trasmessi su più di 400 eventi tra sport, news, politica ed entertainment.

10 milioni di dollari per 10 partite: questo l’accordo firmato nell’aprile 2016. Numeri di audience 265,800 spettatori di media al minuto, con 2,7 milioni di utenti che hanno visto almeno 3 secondi di partita ogni settimana. Risultati soddisfacenti a detta di entrambe le parti, e che facevano sperare nel proseguimento di un rapporto win-win per alcuni anni.

E invece no: è stata Amazon ad aggiudicarsi i diritti per la prossima stagione, in un piano strategico per far diventare la propria piattaforma OTT un riferimento per gli eventi live.
A conferma sia dell’aggressività di Amazon in questo campo che dell’efficacia della scorsa stagione su Twitter, l’accordo per lo stesso numero di partite è stato valutato 5 volte in più di quanto pagato solo pochi mesi fa, con 50 milioni di dollari che confluiscono nelle già ricche casse della National Football League.

Ma qual è la base di utenti di cui Amazon Prime dispone?
Questo è un tema molto interessante. Seppure in declino, Twitter può vantare oltre 300 milioni di utenti attivi al mese. Non solo: Twitter è la casa delle breaking news e degli eventi live, dove confluiscono giornalisti, atleti e opinion leader in occasione dei grandi avvenimenti mediatici.
Jeff Bezos non ha mai reso pubblici i numeri degli abbonati al servizio Prime di Amazon, ovvero coloro che avranno accesso a questi contenuti premium. Secondo un’analisi di Business Insider, però, possiamo risalire ad una cifra indicativa dagli ultimi numeri di fatturato 2016 distribuiti dall’azienda. Con 6,4 miliardi di dollari di ricavi da "retail subscription services”, che includono gli utenti Prime, ebook e audiolibri, con un calcolo di approssimazione si è arrivati ad attestare il numero di utenti sui 65 milioni nel mondo, contando le grandi differenze di costo del servizio fra gli Stati Uniti (99 $ l’anno) e l’Europa (19,99 € l’anno in Italia, ad esempio).
Si parla di circa 1/5 degli utenti rispetto alla piattaforma che ha ospitato il Thursday Night la scorsa stagione, e popolata da una base di persone che non si sono iscritte al servizio Prime per ottenere accesso ad eventi sportivi.  

Perché è terminata la partnership con Twitter?
Due sono i fattori, principalmente. L’incapacità di accrescere la propria base di utenti attivi in primis: nell’ultimo trimestre del 2016, nonostante gli eventi NFL e, soprattutto, le elezioni presidenziale USA con i dibattiti trasmessi live e commentati da tutto il mondo, Twitter ha acquisito “solo” 2 milioni di nuovi utenti, contro ad esempio i 72 milioni guadagnati nello stesso periodo da Facebook.
In seconda battuta, è mancata una sostanziale crescita degli inserzionisti, che non hanno destinato a Twitter rilevanti quote di budget adv come sperato inizialmente.

La piattaforma Amazon Prime Video non ha ancora una massa critica di grandi dimensioni, ma per una lega che già dispone di accordi mastodontici con le televisioni (NBC e CBS), con player delle telecomunicazioni (Verizon), oltre al proprio NFL Network, non è l’unico fattore che conta.
L’utenza di Amazon Prime è un target diverso, che potrebbe rilevarsi più adatto per le potenzialità di crescita che ha e, soprattutto, per attirare brand e aziende che vogliono promuovere i propri prodotti e servizi durante le partite NFL. Poterlo fare sulla piattaforma e-commerce più solida del mondo, dove il 40% degli utenti Prime spende oltre 1.000 dollari l’anno in acquisti, sarà un incentivo da non trascurare.